LO STILE ONIRICO E TEATRALE DI PIERRE YOVANOVITCH

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LO STILE ONIRICO E TEATRALE DI PIERRE YOVANOVITCH. 

Il celebre architetto d’interni di fama mondiale è alla continua ricerca della bellezza, cui dota ogni suo lavoro, unico e singolare nel suo genere.

Pierre Yovanovitch Bollicine Vip

Pierre Yovanovitch

Ognuno di noi è alla ricerca perenne di qualcosa: Diogene vestito della sua botte vagava per trovare l’uomo, Pierre Yovanovitch, invece, è costantemente alla ricerca della bellezza.

È uno dei decoratori d’interni più famosi al mondo, di origini serbe, è nato a Nizza nel 1965 e una volta arrivato a Parigi, ha iniziato la sua carriera come responsabile delle collezioni uomo per Pierre Cardin.

Si divide tra i suoi due studi di Parigi e di New York, ha creato una squadra di lavoro di 40 persone ed è noto. Per quel tocco di eleganza e unicità cui arreda residenze private, alberghi esclusivi, ristoranti. Soprattutto, ama coinvolgere nei suoi progetti artisti dal calibro di Daniel Buren, Ugo Rondinone, Tadashi Kawamata e James Turrell.

Collaborano per realizzare i suoi arredamenti, i migliori ceramisti, falegnami, soffiatori di vetro, abili tessitori, anche per questo il suo è uno stile riconoscibile. A sua volta è un collezionista e nel 2018, è stato presidente della Design Parade Toulon, sezione architettura d’interni. Allo stesso tempo, ha presentato la sua mostra personale, inscenando il mondo del personaggio di fantasia Mlle Oops, in un appartamento in cui i protagonisti erano i pezzi d’arredo.

Camaleontico e visionario, ogni volta che inizia un nuovo incarico. Cerca di entrare possibilmente in empatia con i clienti, immaginando come vivranno la loro quotidianità futura negli spazi da lui creati e rifiniti.

Arredare è raccontare una storia e per fortuna ognuna è diversa e anche questo ha permesso a Yovanovitch, di farsi strada nel panorama del design d’interni.

Amica della sua creatività è il divertimento, accostare forme e colori è un gioco, capire quale risultato desiderano i suoi clienti e poi plasmarlo gli dà una soddisfazione unica.

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Ecco, qui entrano in gioco altre componenti della sua personalità, come l’amore per la scenografia derivato da quello per l’opera e dalle strutture dei teatri, altra fonte d’ispirazione costante.

E alla fine di un lavoro cosa rimane?

L’aver plasmato una nuova identità, decorare non è solo riempire spazi vuoti, dipingere pareti scegliere suppellettili e utensileria indispensabile.

Pierre Yovanovitch Bollicine Vip

Pierre Yovanovitch

In una recente intervista, gli è stato chiesto di trovare una parola per definirsi e ha risposto: “Introverti (introverso). Mai contento, sempre insoddisfatto. Cerco di migliorare ma, in fondo, è ciò che sono. In poche parole, non credo in me stesso. Ma, credo invece che questo sia un modo per andare sempre oltre. Ho avuto un rapporto molto speciale con i miei genitori, anche se sono stato solo con mia madre. Certe assenze mi hanno fatto diventare quello che sono oggi. La penso così.

Non ero solito esserlo, ma dopo tutti questi anni nel campo, sto anche invecchiando, mi chiedo quale sarà il prossimo passo e spesso questo mi preoccupa. Quali sfide ci saranno e se ci saranno. Mi considero felice e soddisfatto, ho abbastanza, ma ho anche voglia di fare sempre di più, anche se non ne so il perché”.

Circa il futuro e i nuovi materiali impiegati nell’architettura d’interni, sempre più performanti e attenti all’ambiente, si definisce curioso e pronto a sperimentare.

Considera il pianeta un bene prezioso e il doverlo salvaguardare, per lui è una missione cui nessuno deve sottrarsi.

Da dieci anni, dopo una lunga ristrutturazione, ha trasformato le Châteax de Fabrègues, un castello provenzale del VII secolo, nel suo buen ritiro per trascorrere il tempo libero e le vacanze, non solo è aperto al pubblico su appuntamento.

A cura di Alice Patti

Una vita piena di bollicine a tutti!

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