Sofia Alemani: da architetto a stilista delle star

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Sofia Alemani: da architetto a stilista delle star

Eclettica e visionaria, l’ex architetto lombardo ha fondato il suo brand di moda, divenendo un punto di riferimento imprescindibile a livello internazionale

Dall’arte dell’interior design alla scenografia, dalla pittura alla scultura. Sofia Alemani, architetto e designer visionaria, dopo un percorso straordinario di eclettismo professionale, ha fondato nel 2010 il suo brand di moda SOFIA ALEMANI FASHION CREATIVE. Le sue collezioni hanno sfilato in prestigiosi contesti internazionali, dalla settimana della moda milanese ad Alta Roma, da Montecarlo a Los Angeles. La Alemani ha, inoltre, vestito diversi personaggi noti dello show-business tra cui Ilary Blasy, Guenda Goria, Luciana Luttizzetto e. per ultima, la cantante Wilma Goich, attualmente concorrente al Grande Fratello Vip. Il progetto moda di Sofia Alemani si distingue per la sua idea non convenzionale: capi couture unici ma accessibili e, soprattutto, godibili anche di giorno. Ho deciso di raggiungere la stilista per conoscerla meglio e fare due chiacchiere con lei.

Sofia Alemani

Sofia Alemani

Sofia, nel corso degli anni, ha vestito molte dive dello star system. Quali sono le differenze tra quelle di ieri e quelle di oggi?

“Tutte le dive sono sempre icone e portavoci dei valori del proprio tempo ed incarnano il cambiamento della società in cui vivono, vivendo la loro fama per il processo di identificazione che suscitano. Le dive di ieri sono icone di stile eterno oltre il tempo e la moda del momento ed hanno ottenuto il proprio posto nell’Olimpo della storia distinguendosi per la il carisma e la personalità, portatrici di novità anche in senso rivoluzionario. Le dive di oggi, invece, sono personaggi dello star system. Puntano più sull’apparire, sul sorprendere, sull’esibizionismo, mostrandosi più per il corpo che per l’anima. Sono più fragili perché, oggi, l’accento è posto più su aspetti superficiali e decadenti che inducono a cavalcare l’onda dell’apparire più che dell’essere. Un paragone in sintesi: le dive di ieri sono “donne” mentre le dive di oggi sono piu “ragazzine”.

Chi è oggi una vera diva e perché?

“La vera diva è, in primis, colei che ha vinto il tempo, che sa abbracciare il cambiamento dentro e fuori di sé senza paura e si fa, con coraggio, portavoce delle fragilità femminili, trasformando le proprie debolezze e particolarità in unicità, personalità e stile. Una donna di talento e fuori dagli schemi, con una statura umana forte e complessa. E’ una donna vera, consapevole di chi è e del suo contributo e ruolo nel mondo. Per questo vive in un difficile equilibrio tra essere e apparire, tra desiderio e dovere, tra la libertà di essere se stessa – ogni giorno sempre diversa ed in divenire – e, al contempo, di non sfuggire alle responsabilità di essere un esempio verso gli altri; anzi, si fa deliziosa portavoce dell’umano oltre la mutevolezza del tempo e per questa capacità e dono viene premiata divenendo divina. E’ un’eroina!”

Tre aggettivi per definire la sua moda?


“La mia moda si distingue per le caratteristiche di essere originale, creativa e unica. Non mi ispiro a nessuno nel creare i miei capi ma seguo il mio istinto e la mia intima sensibilità ed ispirazione. Ogni capo è realizzato con le mie mani: dall’ideazione alla confezione. Il mio spunto creativo parte sempre dall’ispirazione del tessuto”.

Cosa significa, oggi, femminilità?


“Femminilità è l’ineffabile equilibrio tra l’essere donna e l’essere bambina. E’ quel non so che di spontaneo e gioioso che si esprime in una forma matura, compiuta e sofisticata”.

Com’è cambiata la moda dai suoi inizi?


“Penso che esista una differenza tra Moda e Stile che si può sintetizzare nell’espressione: la Moda passa lo Stile resta. Mi sorge, spontanea, una battuta: direi che la moda oggi più che cambiata, si è persa! E’ come un’immagine che si è frammentata o un puzzle dove alcuni i pezzi non si trovano più; per questo il senso compiuto o essenza non è più comprensibile. Sono dodici anni che lavoro in questo settore, prima lavoravo come architetto e, negli ultimi anni, ho notato che in molti non si rendono conto o ignorano proprio di che cosa sia fatta questa realtà: in generale, non si ha più una visione realista di ciò che la moda è, della sua utilità e funzione ma, soprattutto, si è perso il senso della qualità e della bellezza, del valore della creatività e unicità. Oggi, contano più la quantità e il profitto. Accanto ai noti nomi dei grandi stilisti ci sono le multinazionali del fast fashion e percepisco come un non-sense il fatto che, oggi, la produzione avvenga in modo massiccio nei paesi poveri per soddisfare effimeri ed indotti desideri nei paesi ricchi. Questa omologazione sta distruggendo per sempre l’unicità e la ricchezza del saper fare e, senza che ci rendiamo conto, stiamo diventando ignoranti perché incapaci di creare e quindi di pensare. Oggi, per me, come creatrice che propone un proprio stile unico e originale, devo ammettere che è molto complicato, non perché non sia apprezzata nel mio piccolo, ma perché la maggioranza non ha un proprio gusto ed abdica la propria personalità e unicità a favore di ciò che va o che vede che tutti indossano. Infine, penso che i nuovi concetti tanto sbandierati ad oggi e considerati ‘eticamente corretti’, come quello di ‘sostenibilità’, non corrispondono ad una proposta realistica innovativa e veramente efficace ma solo una nuova strategia di mercato”.

Quale fenomeno moda non le piace?


“Il fenomeno del ‘marchio’ come identificazione in uno status-symbol mi è sempre stato indifferente, per non dire che sono un po’ allergica all’idea. Io guardo lo stile, l’originalità e la qualità in un capo. Purtroppo, è un fenomeno sempre più in espansione ma, del resto, corrisponde al nostro mondo omologato. Inoltre, un fenomeno che ho notato ultimamente e che non corrisponde al mio credo creativo fondato sul concetto di bellezza è quella moda che propone uno stile ambiguo, nel senso di un mix tra uomo e animale, uomo e donna, fino a sconfinare in velati o ostentati messaggi satanici. Personalmente, credo nel valore divino dell’essere umano e, quindi, nell’identità, nel bene e nel bello”.

Qual è il particolare nell’abbigliamento che fa la differenza?

“Senza dubbio, i dettagli che guardo per primi sono due: le cuciture o finiture ed il tessuto in quanto fanno la differenza e la dicono lunga sulla qualità. Purtroppo, la maggior parte delle persone queste cose non le vede perché le ignora e non istruita in tal senso. La confezione di un capo è un progetto e in quanto tale comporta delle scelte: occorre salvaguardare consapevolmente l’equilibrio tra esigenze tecniche e qualità. Per questo anche la ‘cucitura a macchina a vista’ deve essere una scelta consapevole e deve poterci stare, nel senso che non deve andare a discapito della qualità. In un capo sartoriale ben fatto o su misura le cuciture non si vedono vedere; in particolare quelle degli orli o delle ribattiture. Un aneddoto divertente a tal proposito: quando iniziai a confezionare i miei primi abiti, li foderavo e li rifinivo con punti a mano perché ho imparato la confezione sartoriale presso una vera sarta. Nei diversi mercatini in cui li presentavo, le persone che si fermavano a guardare i miei capi mi chiedevano spesso se erano vintage perché non erano abituati a vedere capi nuovi fatti con punti di finitura a mano!”

La moda è ancora un simbolo dell’Italia?

“Senz’altro si! La moda è ancora un simbolo dell’Italia ma, purtroppo, non viceversa, cioè l’Italia non è più un simbolo della moda nel mondo, secondo quanto ho riferito nelle risposte alle domande precedenti”.

I suoi progetti per il futuro?

“Ho iniziato questo percorso professionale nella moda 12 anni fa, dopo aver svolto nei dieci precedenti la professione di architetto per cui mi ero laureata ed il mio desiderio era quello di lasciare un mio segno nel mondo della moda e che si sarebbe realizzato se avessi aperto i miei negozi in tutto il mondo. Oggi, il mio progetto di lasciare un segno rimane; tuttavia, ho cambiato prospettiva sul come: il nuovo progetto per il 2023, che a breve realizzerò, è quello di insegnare quest’arte fantastica a chi desidera imparare a fare. Infatti, sto organizzando corsi di cucito creativo a Milano e sul lago di Como dove vivo”.

 

a cura di Stefano Di Capua

Una vita piena di bollicine a tutti!!!

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