SHINING: DOPO 40 ANNI L’UNICO FILM HORROR CHE FA ANCORA RABBRIVIDIRE

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SHINING ARRIVAVA SUL GRANDE SCHERMO NEL MAGGIO DEL 1980. NESSUNO, NEMMENO LO STESSO PROTAGONISTA, JACK NICHOLSON, SI ASPETTAVA CHE IL FILM DIVENTASSE UN CULT DI QUEL FILONE

La vera forza di Shining, uno dei film appartenenti al genere horror, di antica manifattura (parliamo del maggio 1980), sta nell’immaginazione più che nelle scene cruente che di solito scandiscono questo filone. La tensione, più che la paura; la suspense più che lo splatter; l’accostamento alla vita reale più che a quella fantastica. Shining era questo e molto altro ancora. A metà tra il paranoico e il paranormale.

Ecco perchè ancora oggi questo capolavoro di Stanley Kubrick, ispirato all’omonimo racconto del genio del male della letteratura Stephen King, viene preso come metro di valutazione per le produzioni di settore. Ed è per questo che il volto diabolico di Jack Nicolson che sfascia una porta nell’intento di uccidere la moglie, che si trova all’interno di una toilette con un coltello da macellaio, è rimasto leggendario.

Di quella scena non solo sono stati realizzati prodotti di merchandising, come magliette, tazze, manifesti da incorniciare. Ma da quando è nata l’era del digitale, la sequenza viene spesso rimodellata con realtà dei giorni nostri più per stimolare ironia che terrore.

UNA STORIA DA BRIVIDO

La trama è la vera forza del film: la storia narra il dramma di una famiglia che deve svernare in totale isolamento in un hotel in alta montagna. Il figlio, il piccolo Danny, dimostra di possedere delle facoltà extrasensoriali, qui soprannominate the shining (tradotto come “la luccicanza”), che lo portano ad avere visioni dell’oscuro passato del luogo e degli eventi futuri.

Jack (Nicholson), in questo caso il capo famiglia, poco dopo comincia ad avere diverse allucinazioni, mentre Danny giocando per i corridoi dell’albergo, prima riesce ad avere le visioni di due gemelle (altra scena cult del film), e poi scova ed entra nella stanza numero 237 dove uscirà coperto di graffi sul collo. E’ a quel punto che cominciano i guai, che porteranno a una fine particolarmente suggestiva e movimentata.

In realtà di recente è stato anche fatto una specie di sequel, intitolato Doctor Sleep, senza però nemmeno lontanamente avvicinarsi al successo dell’originale.

ANDREA IANNUZZI

 

 

 

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