QUANTO È ANCORA OPPORTUNA LA PRESENZA DEI VIROLOGI IN TV?

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QUANTO È INDISPENSABILE VEDERE ANCORA DOTTORI E SCIENZIATI SALTARE DA UN SALOTTO TV ALL’ALTRO, CONTINUANDO A DISCORDARE SUL COVID-19, SULLA CAUSA E SUGLI EFFETTI DEL VIRUS, DESTABILIZZANDO COSÌ L’OPINIONE PUBBLICA?

Se la medicina e la scienza volevano diventare tema da avanspettacolo, occorre dire che il Coronavirus ha offerto loro una ghiotta occasione. Tutti i talk televisivi ormai sono occupati da virologi, infettivologi, scienziati. Tutti, o quasi tutti, strapagati per questo loro “disturbo” (lo sono davvero), e tutti in preda più ai deliri del politico di turno piuttosto che di medici che dovrebbero limitarsi a raccontare cosa stiamo vivendo rispetto ai fantasiosi scenari futuri che narrano di continuo. Uno diverso dall’altro.

Il problema è che oggi chi parla, e parla come se avesse la sfera della maga Circe al posto del camice, sono gli stessi che tra gennaio e febbraio, quando il Covid-19 già girava fra la nostra popolazione, in attesa di fare una strage come quella a cui abbiamo assistito, andavano in tv a dire che eravamo tutti al sicuro, che pensare all’Italia come alla Cina era un’utopia.

Il virologo Roberto Burrioni, capostipite della passerella calcata poi anche da decide di suoi colleghi, non più tardi del 3 marzo scorso nella trasmissione di Myrta Merlino L’aria che Tira su La7 continuava a insistere che il Coronavirus per il nostro Paese non era un pericolo. Dopo pochi giorni il Premier Giuseppe Conte, “incastrato” da queste valutazioni molto scellerate visto che alla fine di febbraio la situazione al nord era già disperata, è stato costretto a metterci tutti in una quarantena forzata.

Oggi gli stessi dottoroni (Burrioni in testa), che nelle ultime settimane hanno dimostrato di discordare su tutto, si sono presi a brutte parole, hanno litigato, si sono addirittura denunciati fra loro, continuando ad ambire alle copertine dei settimanali come gieffini qualunque, sono quelli che paventano un’ondata di ritorno del Virus a ottobre. Gli possiamo credere davvero, dopo il disonorevole trascorso?

E’ chiaro che la gente non ci capisce più niente. Da Massimo Giletti a Non è L’Arena su La7 prima e da Barbara D’Urso a Live su Canale 5 dopo, domenica, il professor Matteo Bassetti, ha dovuto battagliare per far comprendere che il quadro clinico del Covid è cambiato rispetto a prima. Stessa cosa che il dottor Alberto Zangrillo, forse il virologo più importante d’Italia, a modo suo aveva già dichiarato giorni prima. Ma le contestazioni e il disaccordo su questa teoria arrivano proprio dal loro ambiente e dai loro stessi colleghi. E così gli italiani sono sempre più destabilizzati.

A chi credere? Ai medici che ci rassicurano o a quelli che continuano a spargere terrore? L’Italia non è nelle condizioni di stare in questo duello perenne ancora per molto. L’economia è già crollata, e molti investimenti sono fermi proprio per il timore che in autunno ci possa essere una ripresa del virus. Ma ci sarà o no?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice una cosa, l’Istituto Superiore di Sanità un’altra, la scienza un’altra ancora, i virologi e gli infettivologi (che a loro volta si delegittimano a vicenda) un’altra. Tutto questo condito da politici che non sanno nulla né di medicina né di Pandemia, eppure parlano. A volte anche a sproposito.

Non sarebbe forse il caso di smettere di invitare questi signori nei salotti tv, e che tornassero a occuparsi delle proprie mansioni lontano dalle lucine dei riflettori che, come sappiamo, sviluppano l’ego e “l’io vanità” all’ennesima potenza? Con il rischio di cavalcare una continua politica degli annunci, piuttosto di rinunciare a pavoneggiarsi da Fabio Fazio o a sentirsi dei vip da Bruno Vespa?

Alessandro Cecchi Paone una cosa giusta l’ha detta: la scienza e la medicina da questa esperienza del Covid escono con le ossa rotte. Certo, a fare da contrappeso ci sono i tanti medici e infermieri che si sono dati da fare, spesso perdendo la vita, per soccorre i malati. Ma gli opinion leader del settore hanno fallito clamorosamente nel modo di comunicare, e dovrebbero fare un passo indietro e riorganizzarsi con una voce unica, senza tante chiacchiere e polemiche che alla fine, per gli effetti sortiti, rischiano alla lunga di fare più danni del Covid stesso.

ANDREA IANNUZZI

 

 

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