MERCEDESZ HENGER: I GENITORI SI AMANO, NON SI DENUNCIANO

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MERCEDESZ HENGER: BISOGNA VOLER BENE AI GENITORI, A PRESCINDERE DA TUTTO. DA PICCOLA SONO STATA VITTIMA DI BULLISMO, ORA MI SENTO FORTE

mercedesz hengerMio padre mi parlava del suo lavoro come fosse un sogno, io non vedevo nulla di male nel suo mestiere, erano i miei compagni di classe che avevano dei problemi, che si sono poi ripercossi sulla mia adolescenza”, racconta la bellissima Mercedesz Henger al settimanale MIO sul rapporto con il padre, il noto produttore e talent scout attivo nel mondo della pornografia, Riccardo Schicchi.

Un padre decisamente importante, con un lavoro altrettanto importante, quanto ha inciso sulla tua adolescenza essere “la figlia di”?

Fin da piccola il rapporto con mio padre è sempre stato un rapporto normalissimo. Lui mi parlava del suo lavoro come fosse un grande sogno. Ricordo che, all’età di 8 anni, un mio compagno di classe venne da me e mi chiese spiegazioni sul lavoro dei miei genitori, quasi facendomi vergognare di ciò che facessero. Nonostante non abbia mai pensato di seguire le sue orme, non vedevo e vedo tutt’ora nulla di male nel lavoro di mio padre.

I bambini a volte sanno essere cattivi, come hai vissuto la cosa?

Credo che ciò che i miei compagni di classe mi riferissero era ciò che gli veniva detto a casa. Ho subito bullismo per questo e venivo emarginata. Tornata a casa, però, tutto era diverso. In casa mia si respirava un clima di serenità assoluto. Mio padre aveva sempre il sorriso sulle labbra e qualsiasi mio desiderio era un ordine: giochi, viaggi e tanto, tantissimo amore, ero la sua principessa.

Quali sono i ricordi più belli della tua adolescenza insieme al tuo papà, Riccardo?

Ogni momento con mio padre era il più bello. Ricordo con particolare piacere un viaggio fatto insieme a lui, mia mamma e mio fratello alle Maldive. Avevo 15 anni, papà mi aveva parlato spesso di questo posto paradisiaco, mi sono divertita un mondo, davvero.

Mercedesz Henger

I tuoi genitori erano al corrente del bullismo che subivi a scuola?

No, inizialmente no. Quando, tornata da scuola, mi chiedevano cosa avessi fatto rispondevo sempre “niente”. Hanno iniziato a capire che c’era qualcosa che non andava quando gli chiesi di poter cambiare scuola. Non ho mai reagito agli insulti, ma mi facevano male. Ricordo che mia madre, Eva Henger, mi disse: “Puoi cambiare scuola, ambiente, città, ma non cambierai mai la cattiveria delle persone”, quella frase mi è stata molto di aiuto e mi ha aiutato a diventare la ragazza forte che sono ora.

Hai dei rimpianti nei confronti del tuo papà?

L’unico rimpianto che ho è di non avergli portato un panino con le olive. Nell’ultimo periodo della sua vita, un giorno andai a trovarlo in ospedale e lo trovai che litigava con le infermiere e mia madre per poter avere un panino con le olive. Mi guardò e mi chiese di portargliene uno, ma le infermiere mi costrinsero a desistere dal farlo. E’ l’ultima volta che l’ho visto prima di entrare in coma. Tornassi indietro gli porterei uno, dieci, cento panini con le olive.

E se potessi invece dirgli qualcosa oggi, cosa gli diresti?

Ammetto che mi rimane difficile parlare di questo. Se mio padre fosse ancora qui gli direi che qualsiasi uomo entrerà nella mia vita è lui l’uomo che amerò per sempre.

In questi giorni si sente parlare spesso di figli d’arte che denunciano o allontanano i loro genitori, cosa ne pensi?

I genitori si amano, a prescindere da tutto, non si denunciano. Credo che i “figli di” che vanno in tv a fare polemica sui loro genitori diano un immagine sbagliata delle nostre famiglie. Io sono sempre cresciuta in un ambiente sereno, e mai tirerei in ballo delle problematiche della mia famiglia per cercare visibilità.

 

 

Michele Di Tommaso

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