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Margherita di Savoia: la vera storia della Pizza più amata
Margherita di Savoia: la vera storia della Pizza più amata
Un viaggio tra leggende borboniche, antichi documenti e sfide digitali per scoprire come un piatto povero sia diventato il simbolo del mondo
L’aroma inconfondibile delle foglie di basilico e il gusto del pomodoro celebrano ogni 17 gennaio una ricorrenza che intreccia devozione e vanto patriottico. Questa data riflette una scelta precisa: onora infatti la memoria di Sant’Antonio Abate, antico custode dei lavoratori del fuoco e dei mugnai. Anche se manca ancora un riconoscimento ufficiale tra i governi, la connessione tra il Santo e la maestria dei forni costituisce un cardine dell’identità di Napoli. L’UNESCO, a partire dal 2017, tutela ufficialmente l’Arte Tradizionale del Pizzaiolo Napoletano, inserendola tra i beni del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Questo atto trasforma definitivamente la pizza in un’icona planetaria di valore artigianale. Se nel Bel Paese questa giornata offre l’occasione per gustare portate esclusive e promozioni, nel resto del globo le abitudini cambiano. Gli Stati Uniti, ad esempio, preferiscono esaltare la propria cultura gastronomica durante il National Pizza Day, fissato per il 9 febbraio. Tale diversità dimostra come questo alimento parli ormai un idioma globale, pur mantenendo accenti locali unici.
I dubbi sulla nascita della Margherita
La storia della pizza affonda le proprie radici in tempi remoti, tra impasti di cereali arricchiti con grassi e formaggi tipici dell’antichità. Il termine pizza appare in un reperto scritto di Gaeta risalente al 997, sebbene all’epoca definisse un preparato da forno molto lontano dall’estetica attuale. Il vero mito nasce intorno alla variante Margherita, una narrazione che ancora oggi scatena dibattiti tra gli esperti. La leggenda narra che nel 1889 il maestro Raffaele Esposito ideò una composizione cromatica dedicata al tricolore per omaggiare la Regina Margherita di Savoia durante il suo soggiorno a Napoli. Ciononostante, alcuni documenti storici suggeriscono un’altra interpretazione: il ricercatore Francesco De Bourcard descriveva ricette analoghe già tre decenni prima del celebre incontro. Probabilmente, Esposito utilizzò un’abile strategia comunicativa, legando il nome della sovrana a una pietanza che i cittadini napoletani amavano già da generazioni.
Evoluzione sociale e nuove frontiere
Oltre le dispute storiografiche, una missiva formale della Casa Reale testimonia il gradimento della regina per quel pasto così semplice, conferendo alla pizza uno status di prestigio. Da cibo per il popolo, essa scalò le gerarchie sociali diventando un fenomeno di massa. Le statistiche contemporanee riservano diverse sorprese: gli Stati Uniti guidano la classifica mondiale per volumi di consumo, superando la stessa Italia. Questo primato evidenzia la straordinaria capacità di adattamento di un piatto che conquista ogni cultura grazie alla sua genuinità. Il domani del settore punta però verso l’automazione. Le moderne stampanti per alimenti promettono di sfornare prodotti su misura in pochi istanti, sfidando i confini della tradizione. I maestri pizzaioli restano tuttavia dubbiosi: nessuna macchina potrà mai sostituire il calore del forno a legna e la maestria del pizzaiolo.
A cura di Viola Bianchi
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Una vita piena di bollicine a tutti!







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