LE TOP MODEL TORNANO IN PASSERELLA E MILANO SI SCOPRE VULNERABILE

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LE TOP MODEL DEGLI ANNI ’90 SONO RISALITE DOPO 20 ANNI SULLA PASSERELLA DELLA SFILATA DI GIANNI VERSACE, PER UN TRIBUTO ALLA SUA MEMORIA. E LA MILANO DELLA MODA SI SCATENA IN UNA FORSENNATA RICERCA DI UNA IDENTITÀ CHE NON HA PIÙ 

Rivederle tutte insieme era il sogno di chi, negli anni ’90, era abituato e vederle sulle passerelle con la stessa frequenza con la quale si sorseggia un caffè al bar. Esattamente come il sottoscritto. Perché negarlo? La mia avventura nel 1995 nella moda milanese era nata proprio per quella magia che le top model dell’epoca riuscivano a emanare.

Come faccio a dimenticare la prima sfilata di Clips in cui ho visto Cindy Crawford, o quella de Il Marchese di Coccapani dove ho ammirato Claudia Shiffer? Oppure ancora da Mariella Burani la meravigliosa Helena Christensen o da Versace il fascino di Naomi Campbell?

Era un’emozione unica, poiché Milano in quel tempo era la moda al centro del mondo. La fashion week (che allora si chiamava Milano Collezioni) durava non meno di 10 – 11 giorni (oggi ne dura 6). E si passava da un evento (vero) all’altro, ma sempre con l’idea di frequentare un’ambiente unico, eccezionale.

Poi le top (anche per l’età) hanno smesso di calcare e di frequentare i defilé, e sono arrivate le nuove generazioni: da tale Gisele Bündchen (divenuta famosa più per essersi infilata sotto le coperte di Leonardo Di Caprio) ,ad Adriana Lima e le altre. Belle, bellissime. Ma non paragonabili nemmeno per scherzo alle loro colleghe storiche.

A mutare (e non in meglio) non sono state solo le super modelle, ma anche chi vi gravitava intorno. Gli imbucati erano in aumento, le giornaliste di moda (quelle vere) erano sempre di meno, e venivano rimpiazzate dalle emuli di Ferragni e compagne.

Qualcuno potrà dire che è il progresso. Certo, ormai conta solo un like o un post su Instagram. Anche i fotografi d’annata che stavano a bordo passerella si sono quasi tutti stufati. Non per i capi in sé, sempre bellissimi, ma per come Milano in questi anni si è lasciata andare. Ma il progresso, a detta di tutti in questi giorni, forse non ha così tanto giovato all’industria tessile.

Ecco perché è bastato che Donatella Versace per un tributo a suo fratello Gianni, a 20 anni dalla sua scomparsa, abbia riportato in passerella in blocco Carla Bruni, Naomi Campbell, Claudia Shiffer, Cindy Crawford ed Helena Christensen il mondo del fashion business ha cominciato a pensare su cosa era Milano e su cosa è attualmente. Quell’immagine ha fatto il giro della rete, dei social network, dei giornali.

E a Milano, in questi giorni, non si parla d’altro. Quasi come se l’atmosfera magica si fosse riaccesa solo per un secondo a ricordare a tutti come la settimana della moda sia cambiata e come forse sarebbe il caso di farla tornare. Gianni Versace è una cosa che sicuramente vorrebbe.

ANDREA IANNUZZI

 

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