GENITORI UGUALI, FIGLI DIVERSI: IL PENSIERO DI DANIELA GRAGLIA

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ECCO COSA PENSA DANIELA GRAGLIA SULLA DIVERSITÀ DEI FIGLI DI UNA COPPIA

Spesso i genitori si chiedono perché i propri figli siano così diversi tra loro, pur appartenendo alla stessa famiglia. Sono convinti di aver agito in ugual modo, senza distinzioni e non si spiegano il carattere, il comportamento e le reazioni alla vita così differenti nella prole.

«Siamo sempre noi! Siamo genitori per entrambi i nostri figli, abbiamo fatto le stesse cose, comportandoci nella stessa maniera. Eppure questi figli sono così diversi. Non sembrano essere fratelli» mi confessano molti genitori in seduta.

Non sempre si considerano tutte le variabili che intervengono: itempo in cui si diventa genitori e la motivazione con cui ci si approccia al ruolo sono le prime variabili a entrare in gioco. Seguono l’identità dei figli – maschi o femmine – la stanchezza e lo sfinimento relativamente al ruolo di uomo e donna, madre/padre hanno un grosso potere di influenzamento, così come la tranquillità lavorativa, lo stato di salute, la serenità economica, il condizionamento e la relazione con la famiglia d’origine e tanto altro ancora.

I coniugi diventano genitori con modalità, tempi e stili completamente differenti. Tutto questo mentre attorno a loro il tempo avanza, cambiano le abitudini, si inseriscono nuove mode e stili di vita. Normali passaggi generazionali.

I figli nascono in tempi diversi, cambia il tempo della coppia. Si diventa genitori con età eterogenee. Ecco che figli avuti in tenera età possono complessificare un ménage familiare che deve ancora trovare un suo equilibrio, una sua forma, un modo di essere. Allo stesso tempo, un primo figlio in età avanzata ha il potere di rappresentare una sorpresa, un dono tanto aspettato, proprio quando le speranze si erano vanificate. Altre età corrispondono a fasi più o meno mature per la coppia.

Si diviene genitori in fasi mutevoli dell’umore della coppia, nel tempo della serenità coniugale, del nervosismo, della calma o della stanchezza.

Un bambino si inserisce nella dinamica marito e moglie che, lungo tutta la sua evoluzione, può attraversare momenti di grande funzionamento e complicità, o di notevole stallo e crisi coniugale, di calma apparente, di noia o di fatica. È anche probabile che un figlio giunga in una situazione di coppia che scoppia di energia o di coppia scoppiata.

In alcuni casi i figli sono cercati e attesi. Alle volte arrivano a sorpresa portando gioia e rinforzando l’unione familiare. Altre volte il nascituro sorprende a tal punto da creare sconforto e sgomento per le complicanze al sistema. Alcuni neonati contengono in sé il bisogno di colmare vuoti e attese fino al bisogno di sostituire chi non ce l’ha fatta prima. Doni, pesi, speranze, compagnia.

I maschi sono i maschi e le femmine sono le femmine. I “delfini” non esistono più, tuttavia il genere può ancora agire su aspettative e delusioni. In fondo la dinastia e il cognome possono portarli avanti solo gli uomini.

Così, in funzione della loro identità, i figli completeranno, rinnoveranno o modificheranno ciò che i loro genitori non hanno potuto realizzare in precedenza. I figli più fortunati riusciranno a realizzarsi in autonomia e serenità, ma gli servirà tanta autostima, fiducia e grinta per differenziarsi. Gli altri saranno ingarbugliati nelle matasse familiari, fino ai più sfortunati che si vivranno la vita alla ricerca di qualcosa di indefinibile e sconosciuto, perseverando nel recitare copioni che gli sono stati dati, parti che non gli si addicono, ma che non sono in grado di rifiutare.  

I primogeniti fanno da esploratori nella giungla della vita. Con il primo figlio la coppia si troverà a dover gestire novità, preoccupazioni e imprevisti, imparando a trovare strategie risolutive di sopravvivenza. Le esperienze genitoriali successive li vedranno maggiormente esperti e più preparati.    

I figli più grandi non devono soltanto aprire porte e preparare il terreno, sono i primi ad assorbire aspettative, doveri e desideri familiari e la capacità di inzupparsi e comprenderli è proporzionale al loro essere delle spugne permeabili o refrattari.

Ai fratelli tutto giungerà attutito e alleggerito perché se ne sono già occupati i grandi. I secondi sono i piccoli ma, se ci sono i terzi, i mezzani non si sentono né grandi né piccoli. Mentre gli ultimi devono differenziarsi per emergere e non essere offuscati dagli altri. Il tutto si complica nel momento in cui il primo diviene così responsabile e funzionale da occupare gran parte dello spazio. Come la quercia che rischia di fare ombra su tutto il resto, privando le altre piante vicine della luce del sole.

I genitori corrono il rischio di riversare sui loro figli proiezioni, prolungamenti, problemi che loro non sono riusciti a realizzare o risolvere prima. Questa è la complessità.

​​Si ringrazia la Dott.ssa Daniela Graglia, Psicologa- Psicoterapeuta familiare- Psicodrammatista Junghiana per la collaborazione.

Una vita piena di Bollicine a tutti!

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