FABRIZIO CORONA AL MCS: NON MI PENTO MA CHIEDO SCUSA

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Indubbiamente Fabrizio Corona ha vinto la serata su Rete 4. Attenzione, non per questioni di ascolti (un pò pochini, se pur dignitosissimi) e nemmeno per aver palesato una redenzione che a tutti – quando strillata dal settimanale Chi – era apparsa piuttosto improbabile. E così è. Corona ha vinto perché ancora una volta è riuscito a rendere la sua persona oggetto di ascolto e scontro sociale. L’ex Re dei Paparazzi ha preso parte alla puntata del Maurizio Costanzo Show dedicata all’uno contro tutti. Parterre stucchevole, con nomi e cognomi strappati ai peggiori talk della D’Urso, assieme a giornalisti che hanno dimostrato, con grande vergogna della categoria, non solo di non conoscere nel dettaglio i reati che Corona ha commesso, ma nemmeno di sapere la legge in materia di editoria: come si vendono le foto ai giornali, chi le può vendere, la differenza tra proporle a un settimanale o a un cittadino privato. Tutta la trasmissione è ondeggiata tra il solito balletto di considerazioni già sentite e tante frasi fatte.

fabrizio corona

Domande più che deludenti e risposte altrettanto deludenti. Dove, da una parte un mostro sacro come Vittorio Feltri cercava di far passare la guida senza patente dell’ex agente fotografico (e se era stata tolta a Corona lo spericolato un motivo c’era), come una “maccarella”. Su questo aspetto ci piacerebbe conoscere il parere dell’Associazione che raggruppa amici e parenti delle vittime della strada. E dall’altra un’impreparata Alda D’Eusanio (ma la Boralevi le ha superate tutte) che cercava di essere fredda e quindi di porre domande scomode al protagonista, ma anche di moderare il linguaggio per non urtare quell’affetto che nutre nei suoi confronti avendolo frequentato a Casa Mora negli anni d’oro del Bunga Bunga femminile ad Arcore e di vallettopoli. fabrizio coronaCecchi Paone invece, che forse ha puntato troppo sulla filosofia dei giovani, i quali si dovrebbero interessare più ai premi Nobel che non alle “maccarellate” alla Corona, si è indignato perché accusato dallo stesso Fabrizio di aver strumentalizzato aspetti personali per restare al centro dei dibattiti e se n’è andato, con malcelati imbarazzo e dispiacere di Maurizio Costanzo. A parere mio Corona si è difeso, anche di fronte a fatti indifendbili, con il suo solito modo strafottente e arrogante che da sempre lo contraddistingue. I suoi sorrisetti sul volto provato dall’età ma sempre da “bello e maledetto” di fronte agli animi accessi e spesso indispettiti degli ospiti, da lui stesso provocati, ne sono uno dei segnali più tangibili. Ma non è questo il punto, mi sarei aspettato che dalla puntata del MCS venisse fuori la sacrosanta verità: Fabrizio Corona si è fatto su 13 anni di condanna, due anni di carcere (grazie alla mediticità e alle pressioni di molti nomi importanti) e il resto della pena lo finirà di scontare sotto stretta libertà condizionata.

fabrizio corona

Ma è pur sempre libertà, e lui lo sa bene. Erano ingiusti 13 anni di gattabuia per quello che ha fatto, siamo d’accordo tutti quanti. Il cumulo delle pene è stato calcolato manco fossimo al supermercato e non fra giudici e magistrati. Tuttavia deve restare un principio imprescindibile, Corona non è un martire, non è una vittima, non è un modello da seguire, specialmente nella sua vita prima che finisse dietro le sbarre. Ieri sera ha detto di aver sbagliato ma di non essersi pentito di nulla, ha solo chiesto scusa a tutti quelli che ha fatto soffrire. Ma alla fine lui piace così. E se piace così a lui e agli italiani, come diceva proprio Costanzo in un noto spot degli anni ’90, “buona camicia a tutti”.

Andrea Iannuzzi

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