WAGYU SBARCA A MILANO E SODDISFA I PALATI DEI MENEGHINI

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WAGYU È LA CARNE GIAPPONESE CHE NEL CAPOLUOGO LOMBARDO È STATA PRESENTATA ATTRAVERSO DELLE TIPICHE RICETTE ITALIANE. UNA GHIOTTA OCCASIONE PER ASSAGGIARE L’INCROCIO TRA LE TRADIZIONI CULINARIE NIPPONICHE E QUELLE NOSTRANE

Wagyu significa “bue giapponese” e identifica la preziosa carne “marmorizzata” che si scioglie in bocca, delizia i sensi con il suo originalissimo aroma che presenta note di cocco e di pesca, che contiene grassi insaturi (come quelli dell’olio d’oliva) e aminoacidi.

Wagyu è oggi tornata a Milano per presentarsi a chef, food blogger e giornalisti che, presso il ristorante Alice di Piazza XXV Aprile, hanno avuto occasione non solo di conoscerne la storia, ma anche di provare sulle proprie papille gustative l’eccellenza di questa carne che già sorprende alla vista, con la sua texture intersecata da una fitta rete di filamenti di grasso che la rende simile a un marmo pregiato.

Per l’occasione si sono messi ai fornelli Rubina Rovini (food-blogger e trionfatrice morale della edizione 2016 di Masterchef), Gualtiero Villa (chef di Cucina In) e Ryuji Higashiyama (chef giapponese soprannominato “Master Wagyu”). Ognuno di loro ha dato la sua personalissima interpretazione di questo straordinario ingrediente. Ognuno di loro ha infatti scritto “dal vivo” alcune pagine di un ricco ricettario che verrà pubblicato sul sito web del Comitato Giapponese per l’Esportazione di Prodotti d’Allevamento.

Il ricettario ha coinvolto venti food blogger e chef che, con le loro creazioni, hanno dato prova concreta della versatilità della carne Wagyu. Una carne che viene dal Giappone ma che non significa necessariamente cucina giapponese.

Wagyu permette infatti di rileggere in chiave innovativa e originale anche alcuni classici della tradizione gastronomica italiana. Citiamo ad esempio i cuppoloni di Gragnano ripieni di Doriana Tucci, la carbonara di Gualtiero Villa e le piadine con insalata siciliana e tagliata di Wagyu di Gigi Passera.

L’evento è stato organizzato dal Comitato Giapponese per l’Esportazione di Prodotti Animali Nostrani il cui direttore esecutivo, Masahiko Suneya, ha introdotto brevemente le caratteristiche di questo gioiello alimentare del Sol Levante che sono sostanzialmente tre.

In primis, la razza Wagyu deve essere pura e genuina ed è riconoscibile da tre elementi: pedigree (l’impronta digitale dei manzi Wagyu è il loro naso), tracciabilità (codice di identificazione a dieci cifre) e sistema di valutazione (qualità della carne).

In secondo luogo, la consistenza dev’essere morbida, la bontà della carne si può vedere dalla marmorizzazione dal colore rosso (le fibre muscolari sono umide e sottili) e dalla lucentezza del grasso (il Wagyu, ricco di acidi grassi insaturi, deve sciogliersi in bocca). Infine, il sapore è assolutamente unico, dall’aroma ricco e inconfondibile e dal profumo dolce e corposo, che si sprigiona meglio a una temperatura di 80°.

ANDREA IANNUZZI

 

Una vita piena di Bollicine a tutti

 

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