SANREMO E SANREMO: 30 ANNI DI FESTIVAL, CONCLUSI CON LA PEGGIOR EDIZIONE DELLA STORIA

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SANREMO È STATO 30 ANNI FA IL MIO PUNTO DI PARTENZA. NON AVREI PENSATO, ALLA LUCE DI TUTTO QUESTO TEMPO, CHE SAREI STATO COINVOLTO IN UN FESTIVAL ASETTICO, PRIVO DI EMOZIONI, RICCO DI POLEMICHE E CON UN SOLO RISULTATO: DA DIMENTICARE

Era il 1989, più o meno il 24 febbraio se non ricordo male, quando sono entrato per la prima volta all’Ariston di Sanremo, inconsapevole che quello, da lì a poco, sarebbe divenuto il mio mondo. Emozionatissimo, come tutti i ragazzini di quell’età (avevo 15 anni) varcai le vetrate del teatro e ricordo che la prima persona che vidi da vicino era Anna Oxa. Stava uscendo dalle porte principali (all’epoca non c’erano i problemi di sicurezza come oggi).

Anche allora, nel 1989, ricordo che il Festival, il primo dell’era Aragozzini, fu investito da feroci polemiche: in primis la conduzione affidata ai quattro figli d’arte Paola Dominguin, Danny Queen, Rosita Celentano e Gianmarco Tognazzi. Papere su papere, goffaggine nel modo di vestire e di muoversi sul palco. Eppure, incollati alla tv, c’erano 18 milioni di italiani.

E i comici fecero il resto: Beppe Grillo, per aver insultato Pietro Barilla (quello della pasta) si era beccato una censura dalla Tv di Stato che è andata avanti per anni, e il trio Marchesini-Loper-Soleghi una sonora legnata dal Vaticano, dalla Chiesa e da Raiuno in quegli anni democristiana, per la gag su San Remo in cui si erano inventati un Santo che non esiste.

Altra polemica: il terzo posto di Al Bano e Romina sul podio, fu contestato, così come il secondo targato Toto Cutugno: in quell’edizione (l’ultima con quel sistema di voto) si esprimevano le preferenze attraverso le schedine del Totip, e loro vennero accusati di averne giocato in quantità industriale. Era vero o no? Pur sempre polemiche erano.

Oggi tutto è come prima, titoli di copertina che promuovono i mugugni piuttosto che le canzoni. Tutto nella norma, se non fosse che, a differenza di 30 anni fa, il Festival 2019 non era all’altezza delle aspettative: brani, diciamocelo, non bellissimi, levata qualche rara eccezione. Una conduzione soffocante, a tratti lenta. E’ vero che nell’89 i presentatori furono caricati di critiche, ma all’epoca era un Festival di Canzoni ripreso dalla tv, oggi è una trasmissione televisiva in piena regola che tratta canzoni.

Io sono d’accorso con Teresa De Santis, la direttrice di Raiuno, quando dice che riuscire a superare se stesso dopo gli ascolti dello scorso anno per Claudio Baglioni era difficile (ed è anche un modo per dire che un Baglioni Ter non ci sarà). Ma la questione del conflitto di interessi presunto del cantautore romano, piaccia o meno, ha condizionato anche la platea televisiva.

E’ spiacevole quello che è capitato nella serata finale, quando Ultimo è arrivato secondo, vedendosi legittimamente scippare il primo posto da Mahmood grazie al voto della giuria d’onore e di quella della Sala Stampa. Lui ha gridato alla truffa, ha disertato tutti programmi del post Sanremo e non ha voluto posare per la copertina di Tv Sorrisi e Canzoni (non era mai successo prima), oltre a continuare a registrare video sul web carichi di odio e accuse.

Mahmood

A Ultimo andrebbe ricordato che nel 2018 lui ha vinto nella categoria Nuove Proposte (abolita da quest’anno) con lo stesso sistema di votazione di oggi. E, non ce ne voglia, ma la stampa a Sanremo 2018 avrebbe preferito Mirko e il Cane. Per cui un anno fa, perchè lui ha vinto, andava bene la votazione. Adesso che ha conquistato un dignitosissimo secondo posto, c’è il complotto.

Questo ragazzino, va anche detto, per tutta la settimana si è comportato sempre con strafottenza, talvolta anche con coloro che gli chiedevano solo un selfie (io sono stato testimone). Ha disertato la conferenza stampa della Radio e delle Tv Private con una banalissima giustificazione (poteva anche essere rimandata, nel caso) e si è presentato agguerrito contro tutti i giornalisti accusati di ogni cosa.

Sbagliato, Ultimo, non è la stampa che devi criticare. Ma te stesso, un atteggiamento sempre molto spocchioso e strafottente. Che non ti ha aiutato nell’accattivarti la simpatia degli addetti ai lavori. E questo can can che stai continuando a fare, fidati, non ti sarà d’aiuto.

E per tutti coloro che se la sono presa per il video virale, in cui, durante la proclamazione del terzo posto de Il Volo, qualcuno ha ingiuriato contro il trio, andrebbe ricordato che nella Sala Stampa non hanno accesso solo i giornalisti, ma discografici, addetti ai lavori, staff. Chiunque sul pass avesse la scritta Sala Stampa, poteva entrare. Per cui occorrerebbe verificare se questi insulti siano arrivati davvero da un giornalista, e la cosa sarebbe molto grave, o da un individuo che con i mass media aveva poco a che fare, se non nulla.

E’ spiacevole comunque costatare che 30 anni fa, se mi avessero detto una cosa del genere, che avrei vissuto un simile Festival, mi sarei messo a ridere. E invece è forse il peggiore di questi tanti anni di attività professionale, che si chiude davvero con un solo desiderio: dimenticare, e sperare che l’anno prossimo Sanremo torni a essere quello che era.

ANDREA IANNUZZI

 

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